Verrebbe da dire che dove non interviene il Legislatore per fortuna c’è la Corte Costituzionale. E’ proprio così, infatti, con riferimento alla rivoluzionaria e tanto attesa sentenza n. 33, depositata in data 21 marzo 2025, con la quale la Corte Costituzionale è intervenuta a colmare una lacuna presente nel nostro ordinamento da troppi anni, consentendo ai single di poter adottare minori stranieri in stato di abbandono, al pari delle coppie sposate.

Non si capisce perché tale possibilità non sia stata fino ad oggi introdotta dal Legislatore, nonostante il drastico calo delle domande di adozione in questi ultimi anni (nel caso dell’adozione internazionale, ricorda la Corte, nel 2007 le domande di adozione erano quasi settemila, mentre nel 2024 si sono ridotte a circa cinquecento). A fronte, però, di questa diminuzione di domande non si può dire che siano diminuiti i bambini, presenti nelle varie parti del Mondo, in cerca di qualcuno che si possa prendere cura di loro, perché spesso hanno perso entrambi i genitori.

Ma cosa è stato fatto in questi ultimi anni in Italia? Non sono state certo aiutate le adozioni, dal momento che le procedure molto complicate e altri fattori, fra cui principalmente le norme in materia, hanno di fatto scoraggiato tutti coloro che volevano ricorrere all’adozione, sia nazionale che internazionale. In tal modo molti minori in cerca di qualcuno che potesse adottarli e che spesso non si riesce a trovare, hanno dovuto vivere il disagio, loro malgrado, di soggiornare dentro le case-famiglia, per troppo tempo, a volte anche fino alla maggiore età, subendo in tal modo un grave danno che si sarebbe potuto evitare.

A ciò si aggiunga il tanto criticato fenomeno dell’utero in affitto, che potrebbe essere sicuramente arginato, non solo migliorando le procedure di adozione, ma anche garantendo ad una platea maggiore di persone di poter ricorrere alle adozioni.

Con l’apertura delle adozioni ai single riusciranno sicuramente ad aumentare i bambini che potranno trovare qualcuno che si prenda cura di loro, in sostituzione dei genitori che non hanno più. Sarà sempre il Tribunale, poi, come avviene oggi, al termine di una procedura articolata, a valutare l’idoneità di chi intende adottare, in base a tutti i requisiti che prescrive la legge, sia se si tratti di coppia sposata che di persona singola. E poi, nel caso dell’adozione internazionale, occorrerà capire cosa prescrive la legislazione del Paese estero, ove si trova il minore che si intende adottare. A riguardo, però, dovremmo porre una domanda a coloro che criticano tale apertura dell’adozione per i single: meglio che un bambino stazioni dentro una casa-famiglia per tanti anni o che riesca a trovare almeno un genitore adottivo che si prenda cura di lui come un figlio?

Il cammino, comunque, è ancora lungo da fare, perché il vuoto normativo è tuttora notevole. Inoltre, come è già stato sottolineato, l’adozione da parte del single dovrebbe riguardare anche le adozioni nazionali e non solo quelle internazionali e andrebbero sicuramente modificate molte norme procedurali, che impediscono alle adozioni di poter arrivare alla fine con tempi celeri e meno complessi degli attuali. Andrebbero, poi, inserite anche altre novità, quali ad esempio un maggiore controllo di tutte le procedure adozionali e delle case-famiglia e, nell’ottica di consentire sempre a più persone di poter adottare, occorrerebbe, innalzare l’età massima fra adottante e adottato che attualmente non può superare i quarantacinque anni.

Occorre, in ogni caso, avere il coraggio di capire che il diritto del minore ad avere una famiglia o comunque qualcuno che si prenda cura di lui viene prima di ogni altra considerazione.